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Ricostruire la politica e rigenerare le idee il percorso del Movimento Spazio Città in occasione delle prossime elezioni comunali

È la relazione di Mario Galea ex presidente del Pd provinciale e già capo gruppo al comune di Crotone

Giuseppe Livadoti

CROTONE, martedì 25 Febbraio 2020.

Crotone
in piena attività politica da parte di Movimenti e partiti in previsione delle
prossime elezioni comunali che ci saranno fra qualche mese, al termine del
mandato commissariale previsto per il mese di maggio 2020. Oltre al commissario
prefettizio al Comune, anche il Pd ha il suo commissario, Franco Iacucci. Una
nomina, quest’ultima, che ha contribuito a spaccare il Pd. Chi non si riconosce
nell’attuale guida politica del commissario Iacucci ha preferito fare parte del
Movimento “Spazio Città” sorto in memoria dell’On. Rocco Gaetani deceduto
qualche mese addietro. È un movimento politico aperto a tutti e ne fanno parte
anche ex parlamentari nazionali, Marilina Intrieri, ex presidente e sindaco di
Crotone, Carmine Talarico. Nella serata di lunedì 24 febbraio presso la sala
azzurra della Provincia di Crotone il convegno del Movimento “Spazio Città” per
illustrare attraverso la relazione del dott. Mario Galea, il programma e le
aggregazioni in previsione delle prossime elezioni comunali. Il Movimento è
aperto alla società civile, imprenditori, e quanti ne vogliono fare parte. Ma
il richiamo maggiore è rivolto senza alcun dubbio al Pd che “rinsavisca” dal
commissariamento e si convinca che occorre tornare in mezzo alla gente per
raccogliere le loro istanze e portarle nelle Istituzioni. Di seguito l’intera
relazione presentata da Mario Galea.    

Carissimi
amici, saluto e ringrazio quanti hanno voluto partecipare a questo evento che ha
l’ambizione di segnare l’avvio di una nuova era politica per questa Città e per
tutto il territorio provinciale, ovvero di un nuovo percorso di ricostruzione
della politica
partendo dal basso, cioè dagli Enti Locali.

Per
quanto si tratti di un obiettivo molto ambizioso, crediamo comunque sia da
ritenere possibile per chi, come noi, crede fermamente nei valori dell’uomo e considera
la politica come un servizio da rendere unicamente per il bene comune. Lo è
stato rimarcato a chiare lettere nel momento della sua inaugurazione che l’obiettivo
dell’Associazione “Città Spazio” è aprire un confronto suipossibili modelli di
organizzazione del servizio pubblico, sul miglioramento della pubblica
amministrazione, sugli strumenti d’integrazione, sulle nuove forme di lavoro
possibile e sugli schemi attraverso cui, nel futuro della politica locale, sia
possibile avviareun percorso di formazione pre-politica e pre-partitica, al
fine di preparare e selezionare una nuova classe dirigente e poter utilizzare
le esperienze virtuose che sono state fin qui realizzate nella realtà
crotonese.

Fatta
detta premessa, mi appresto ad introdurre alcuni spunti per il dibattito che ci
avviamo a tracciare.

Sono
convinto che quellacrotonese sia una società fragile, debole e frastagliata.

Sono
altresì convinto che la stessa siaferma,bloccata, nel senso che non costruisce
senso di comunità da molto tempo, per una sorta di blocco politico e culturale
che viviamo ormai da più di un ventennio.

Rigenerare le idee è la parola
d’ordine di cui la politica locale dovrebbe appropriarsi, per indicare la
giusta direzione a una società bloccata.

Tutti
i dati confermano che Crotone non è solo l’ultima città del Paese, ma anche tra
le ultime delle Regioni d’Europa.

Una
Città assediata dalla problematica dello sviluppo mancato e della riconversione
industriale che non ha mai visto gli albori; assediata dalla mancanza di
lavoro, dall’esodo inarrestabile delle nuove generazioni; dalle morti
silenziose di cancro, frutto di un intossicamento collettivo ignorato dalla
nostra comunità, che è stata tenuta, per 70 lunghi anni,all’oscuro riguardo
alla pericolosità della sua industria chimica e metallurgica.

Ricostruire
la politica

significa pensare alla “città di Crotone come motore dello sviluppo” dell’intera
provincia e come fattore-cardine della nascita di un diverso modello di
sviluppo e di un nuovo modello di crescita.

Analizzare
le debolezze e i bisogni a tutt’oggi insoddisfatti, a livello di lavoro, di abitabilità,
di mobilità e di ogni tipo di servizio sociale equivale a ridisegnare i
contorni e la fisionomia complessiva della nostra realtà e, di fatto, influenzare
le trasformazioni in atto nell’economia e nella società crotonese, perrestituire
dignità e splendore a una delle città più belle della Calabria.

Auspichiamo
che in questa sede si dia vita a un dibattito ricco e articolato, dal quale
siano offerte soluzioni erisposte ai tantiproblemi e bisogni della nostra
comunità.

La
struttura economica della Città si articola, come è noto,grosso modo nei
seguenti settori: il turismo, il commercio, la pubblica amministrazione,
l’agricoltura e il settore dei servizi sociali.

Fino
ad oggi, durantequesti anni di crisi, dettisegmenti economicinon si sono
orientati all’innovazione, all’investimento e all’ottimizzazione delle loro
strutture organizzative.

L’operatore
turistico aspetta che arrivi il cliente, mentre la pubblica amministrazione è
tradizionalmente volta più a conservare che a innovare. L’agricoltura è proiettata
– visto che la produzione si trova nell’hinterland – ad uno sfruttamento
momentaneo e non in prospettiva.

In
questi anni bui, inoltre, non c’è stato un dinamismo diffuso e la società crotonese
non è stata capace di progettare e plasmare il proprio futuro.

Per
questo spetterebbe alla politica indicare una direzione esuscitare un’ambizione
che si è gradualmente spenta nel corso degli anni e che è comunque
assolutamentenecessaria, perché la città possa riconquistare la centralità di
cui ha ampiamente goduto in passato e non solo a livello regionale.

La
Città, per quanto possa apparire quasi morta, secondo il mio modestissimo parere,
non è stata“ancora” sepolta.

Dobbiamo
impegnarci – da subito e instancabilmente–per cercare diprogettare politiche in
grado di migliorare la qualità della vita, orientando ogni sforzoper disegnare
un quanto più definito profilo di Crotone come degna città del turismo, della
cultura, dello sport e della filiera agroalimentare.

Non
è facile ricostruire la politicae rigenerare le idee; occorre in
primo luogo far crescere il senso di comunità, cominciando dal basso, dai
quartieri, dalle piccole realtà,coinvolgendo i Borghi provinciali e rendendo i
crotonesi protagonisti del loro futuro.

Quale
è il ruolo della politica? Sinceramente non vedo oggi, né ho visto in anni
passati, una classe politica crotonese capace di accrescere questo senso della
comunità e di dare obiettivi di lungo periodo a Crotone e ai Crotonesi. Al di
là dei gravissimi problemi legati alla “Bonifica” dell’ex area industriale, non
intravedo nella politica cittadina e provinciale alcun intento di far maturare
un quanto più adeguato profilo dellaCittà e del nostro Comprensorio.

Molte
città della Calabria, tra cui spicca Crotone,risultano annoverate in quel
famigerato elenco degli enti locali che non hanno saputo utilizzare i Fondi
dell’Unione Europea.

Il
congresso dell’EuropeanCongress of Local Governments, in cui si è discusso di
Enti locali e uso dei fondi europei, ha evidenziato una serie di interrogativi,
uno fra tutti quello se le autorità locali siano in grado o meno di fare buon
uso dei fondi Ue e che cosa si possa fare, al fine di consentire un migliore utilizzo
delle risorse provenienti da Bruxelles.

A
tal proposito risulta che la Città di Crotone non ha a tutt’oggi provveduto a
recepire e a fare propria la metodologia, secondo cuile risorse finanziarie UE devono essere investite, e non solo spese;
differenza questa spesso ignorata dai nostri amministratori.

Il
Comune di Crotone in questo contesto risulta posta tra le realtà che hanno male
utilizzato i Fondi Europei, così da perdere un’occasione importante. Speriamo
di non perdere quella rappresentata dai Fondi UE 2020-2027. Forse sarà
l’ultima, e lo sapremo tra non molto, con gli obiettivi intermedi da
raggiungere il prossimo anno.

Perché
Crotone non continui a figurare tra i Comuni che non utilizzano i fondi europei
o risultano incapaci di utilizzarli bene, c’è innanzitutto bisogno di dotarsi
delle competenze quanto piùappropriate e necessarie allo scopo e di muovere, in
secondo luogo, dall’esatta ricognizione dei bisogni della nostra comunità e del
nostro territorio.

Lanostra
realtàviene citata in più Rapporti, da quello SVIMEZ a quello della Banca
d’Italia, dai quali si evince un divario economico e sociale che si allarga
sempre più con un deterioramento delle relazioni in corso, che non può non
destare preoccupazione in quanti hanno a cuore le sue sorti presenti e future.

Le
mafie in questo territorio hanno tratto beneficio dalla crisi economica in
atto: in particolare, gli immensi capitali accumulati illecitamente in passato
stanno trovando impieghi legali, approfittando delle difficili situazioni in
cui versa l’imprenditoria sana e della maggiore difficoltà di accesso al
credito bancario da parte delle imprese oneste.

L’usura
è diventata oggi lo strumento principale attraverso cui è possibile
condizionare l’economia legale e che, in tanti casi, gode dell’appoggio di una
ampia schiera di professionisti e amministratori pubblici e privati collusi.

Il
giro di affari della criminalità organizzata è l’unica cosa che cresce localmente,
oltre la disoccupazione.

Il
continuo tracollo dell’economia legale non fa che lasciare spazio alle storiche
organizzazioni criminose.

Come
si affronta il problema?

Occorre
ritornare a fare “RETE”, rispolverando i vari “Protocolli di Intesa”
sottoscritti in questo territorio contro l’usura.

Occorre,
inoltre, riflettere:

Sulle
stime e sulla valutazione della Banca d’Italia riguardo all’Economia Sommersa,
la quale va da un terzo a oltre metà del fatturato del settore privato;

Sulle
valutazioni della Corte dei Conti e dell’Eurispes, le cui stime riguardanti il
riciclaggio, il sommerso e la corruzione hanno raggiunto cifre da capogiro;

Esiste,
purtroppo una “economia non osservata”, una cui componente è costituita dalla
cosiddetta “economia illegale”, che frena lo sviluppo e fa diffondere il senso
di rassegnazione.

Il
nostro territorio appare drogato da una economia che si basa sostanzialmente su
denari pubblici ed è incapace di organizzarsi e di affrontare il contesto
concorrenziale moderno, in quanto è ostaggio di una classe dirigente incapace e
predatoria.

Per
porre fine a questo perverso e viscido intreccio d’interessi, ci vuole un
deciso cambio di marcia e di mentalità, lavorare di più sulle competenze, sul
merito, sul Capitale Umano escommettere su una fiducia rinnovata e sulla
speranza.

Molti
economisti sono convinti che la recessione e la stagnazione siano il risultato
di politiche inefficaci o sbagliate e comunque da cambiare. Di fatto la
recessione e la stagnazione sono determinate dal crollo della domanda interna e,
solo se si adottano politiche di intervento, in grado d’invertire le errate
strategieche sono state seguite negli ultimi sette anni, si può invertire questo
trend fortemente negativo.

Guardando
alla nostra realtà, il vero problema appare evidente la “crisi degli
investimenti” da parte sia delle imprese che delle famiglie.

È
chiaro che in Calabria è finora mancata un’efficace politica industriale
regionale e ciò è, in larga parte, da porre all’origine del mancato sviluppo.

Per
invertire detta tendenza, occorre promuovere l’innovazione di tipo sistemico
nelle diverse Filiere produttive e nelle aree territoriali, riducendo il
rischio dell’investimento per la singola impresa e progettando e realizzando un
apposito piano industriale integrato tra le imprese, grandi e medie, il
sindacato  e le comunità locali.

È
da questa assemblea che parte l’azione per sbloccare il freno allo sviluppo
locale di questi anni. Voglio, nello specifico, riferirmi:

Alla
Programmazione Operativa mai organicamente attuata;

Ai
Progetti finanziati e non realizzati;

Alla
mancanza di organizzazione a livello locale;

Alla
scarsa capacità di attrazione economica;

AlleASI
provinciali smantellate;

Alla
nuova Agenzia Regionale per lo Sviluppo Industriale mai partita;

Al
Cluster e ai Distretti finanziati e mai partiti;

Al
Programma di sostegno alla rete e ai cluster di imprese finanziato dalla
Regione Calabria (Formez) senza risultati;

Alla
mancata sinergia tra scuola, lavoro e impresa;

e,
infine, alla mancata valorizzazione del capitale sociale.

Quali
obiettivi e quali azioni siano da intraprendere al più presto, per raggiungere
i Cluster locali, è presto detto:

Riavviare
il progetto“Distretto Agroalimentare di Qualità della Provincia di Crotone” –
Soggetto capofila: Provincia di Crotone – DGR 10 settembre 2009, n. 590
Deliberazione n. 259 del 5/5/09 istituito dalla Giunta regionale il Distretto
Agroalimentare di Qualità della Provincia di Crotone ai sensi della Legge
regionale n. 21 del 2004 – Comitato di distretto – Società di Distretto per la
predisposizione del Piano di Distretto. 150 nuovi posti di lavoro;

Riavviare
il progetto“Distretto Tecnologico dei beni culturali di Crotone” – Consorzio
Cultura e Innovazione s.c.r.l. – Protocollo d’Intesa firmato il 19 ottobre
1999, Accordo di Programma Quadro, firmato il 3 agosto 2005 che opera nel
settore dei beni culturali e del patrimonio archeologico – Operativo dal 2005
Consorzio Cultura e Innovazione s.c.r.l. 100 nuovi posti di lavoro;

Riavviare
il progettoPolo di Innovazione “Beni
Culturali” nell’area di Crotone”, che risulta legato al Distretto Tecnologico
dei Beni Culturali, quindi a Consorzio Cultura e Innovazione s.c.r.l., per il
quale risulta prevista l’assunzione di 50 unità lavorative;

Riavviare
il progettoPolo di Innovazione “Energie Rinnovabili, Efficienza Energetica e
Tecnologie per la Gestione Sostenibile delle Risorse Ambientali” – Società
consortile Net Natura, Energie Rinnovabili, Efficienza Energetica e Tecnologie
per la Gestione Sostenibile delle Risorse Ambientali nell’area di Crotone e
Reggio Calabria, con una prevista assunzione di 150/200 nuovi posti di lavoro;

Riavviare
il progetto“Filiera del legno” che aveva come obiettivo quello di finalizzare
all’impostazione di una strategia di valorizzazione del prodotto – Camera di
Commercio di Crotone e Parco Scientifico e Tecnologico Multisettoriale Scarl
Magna Graecia – assistenza alle imprese per il miglioramento delle loro
capacità competitive, assistenza per la creazione di nuove imprese operanti
nella filiera e assistenza all’avvio e al sostegno di una politica di filiera.100/150
nuovi posti di lavoro.Per la Filiera del legno c’è stata la presentazione dei
risultati del progetto GESFO (Sviluppo di un Sistema Integrato per la Gestione
del Patrimonio Forestale e per    
Salvaguardarne la Funzionalità Ecologica) nel 2008 a Santa Severina
(KR), dal CNR-IIA Sezione di Rende.

Il
FUTURO

Come
organizzare il territorio e le forze istituzionali, economiche e sociali?

Io
penso che si possa pensare ad una nuova stagione di sviluppo, solo se si dà
fiducia alla nostra comunità attraverso un’unità d’intenti e d’impegno e attraverso
la formazione di una nuova classe dirigente. Una nuova stagione che servirà ai
cittadini, alle imprese e ai lavoratori e aprirà una stagione di proposte.

Questo
sarà possibile solo sela Regione, la Provincia, i Comuni e le forze sociali
riusciranno a riannodare il filo che lega economia e società, la vita delle
imprese e quella dei cittadini e se sarà messo in campo, a tutti i livelli, un
impegno disinteressato, ovvero libero da personalismi, così da poter rendere
più forte e più visibile il legame tra la crescita della ricchezza e la sua
ridistribuzione sociale.

Il
legame tra economia e società, tra vita delle imprese e vita dei cittadini, è
possibile, se si corregge la percezione che, mentre la crisi è di tutti, i
profitti vanno solo a pochi.

Occorre
mettere sempre più il lavoro ed i lavoratori al centro delle politiche per lo
sviluppo locale e regionale, perché il lavoro è l’unica vera, grande
opportunità di emancipazione e di libertà per i cittadini, soprattutto per
quelli che partono da condizioni di svantaggio.

Gli
errori del passato non si devono più commettere; l’impegno di chi governa dovrà
essere quello di affrontare lo sviluppo dell’economia locale come questione
politica, non come questione tecnica.

Quale
sviluppo economico del territorio si vuole perseguire? Quali interessi si
vogliono privilegiare? Quali gruppi sociali si vogliono favorire?

Bisogna
puntare su un modello di sviluppo economico finalizzato ad una crescita quanto
più allargata, ovvero caratterizzata da un’equa diffusione sociale della
ricchezza, rinunciando alla massimizzazione di quella individuale.

1.  In primo luogo,l’obiettivo di ogni progetto
imprenditoriale e di ogni nuova iniziativa dovrà risultare quanto più
chiaramente indirizzato a creare forme di lavoro stabile e tali da porsi in
sintonia, da un lato, col progresso tecnologico e, dall’altro,con gli effettivi
bisogni del mondo d’oggi edi quello futuro, per consentire,soprattutto ai
giovani, l’opportunità di lavorare in modo duraturo nella propria terra.

2.   In secondo luogo, il metodo di governo dovrà
essere caratterizzato dal coinvolgimento e dalla condivisione di tutti gli
attori regionali, provinciali e comunali, individuando tuttavia chiaramente le
responsabilità e gli impegni istituzionali di ciascuno di essi. Il metodo, come
si sa, condiziona l’efficacia, l’efficienza e il merito di qualunque iniziativa
sia intrapresa; spetta invece alle istituzioni democratiche il dovere, oltre
chedisvolgere una funzione di indirizzo e di programmazione dello sviluppo
economico, vigilare sulla correttezza e sull’eticità delle diverse azionida intraprendere.

3.   Un terzo importante aspetto è costituito dal
potenziamento degli strumenti della programmazione. Siamo consapevoli che
Crotone è costretta a fare i conti con una particolare frammentazione
geo-economica e, si sa, la frammentazione del sistema degli enti
localiindebolisce non poco il sistema politico-economico regionale. Lo sviluppo
della nostra realtà locale ha bisogno di un centro politico di riferimento
forte e autorevole, che sappia svolgere una funzione di cerniera, di
coordinamento e di elaborazione nell’interesse di tutti. Sono sempre stato
convinto che la qualità delle scelte pubbliche dipenda, inoltre, dall’alta
qualità della conoscenza e della comprensione dei fenomeni economici locali.

4.   Occorre, infine, saper programmare la
strategia dello sviluppo complessivo. Se tutte le componentidel nostro
territorio lavorano in sincronia, sicuramente l’economia crescerà in modo
continuo e ordinato.Va comunque tenuto presente che ci sono modelli di sviluppo
diversi, ma non in antitesi tra di loro, che possono incontrarsi e creare un
sistema ordinato, secondo le proprie vocazioni specifiche, attraverso la
ricerca di un mix equilibrato tra le diverse filiere produttive.Si deve altresì
riuscire a porregli obiettivi strategici di politica economica locale in
relazione alla reindustrializzazione, al potenziamento della filiera
agro-alimentare, all’arricchimento dell’offerta turistica e allo sviluppo
specializzato della portualità.

Il
primo obiettivo è la reindustrializzazione, nel senso che la realtà
industriale, oggi, ha un peso insufficiente nell’economia sia locale che nazionale
e si ripropone con forza la questione del rapporto tra proprietà e territorio:
dobbiamo basare il nostro sviluppo sulle nostre gambe, favorendo l’acquisto
dell’azienda da parte di imprenditori locali che nutrano un interesse duraturo
e non di breve periodo. Le debolezze strutturali dell’industria possono essere
affrontate e risolte con la politica di fidelizzazione delle imprese al
territorio, continuando ad aiutare le piccole e medie imprese locali ad alto
potenziale di crescita, di modernizzazione e di espansione dei propri mercati.
Bisogna aiutarle a specializzarsi e a coalizzarsi secondo impostazioni del tipo
“reti di imprese”. Ora più che mai è importante recuperare le aree industriali
dismesse, in particolare, quelle da bonificare, al fine diconsentire
l’ampliamento delle imprese esistenti e la creazione di nuovi poli per la
piccola industria locale.

Il
secondo obiettivo strategico è quello del potenziamento della filiera
agro-alimentare. L’agricoltura presenta punte di eccellenza di notevole
interesse per il mercato, per cui occorre sostenere le sue attività sul piano
della programmazione territoriale, della gestione delle risorse idriche e della
formazione professionale, così da favorire lo sviluppo multifunzionale delle
piccole imprese agricole, anche a vantaggio della cura delle strade e del verde
dell’entroterra.

L’arricchimento
dell’offerta turistica è il terzo obiettivo strategico utile a riequilibrare il
rapporto tra turismo alberghiero e turismo della seconda casa, ovviamente a
favore del primo, perché certamente crea maggiore valore aggiunto.
Riqualificare l’offerta di appartamenti in affitto, per combattere il mercato
sommerso, per inserire a pieno titolo questo turismo nel sistema di offerta
locale. E’ necessario, inoltre, sviluppare, organizzare, promuovere alcuni
segmenti dalle grandi potenzialità di attrazione – lo sport, il turismo
sanitario e del benessere, la cultura.

Il
terzo obiettivo strategico è costituito dallo sviluppo specializzato della
portualità e dal potenziamento dei collegamenti ferroviari, entrambi finalizzati
ad assorbire quote significative di traffico merci. Trasversalmente
l’innovazione e la creatività sono gli ingredienti indispensabili per creare
lavoro qualificato e dar fiato allo sviluppo economico.

Il
quarto ed ultimo obiettivo strategico è quello dello sviluppo dell’industria
culturale,intesa come una ‘filiera’ economica in possesso di grandi
potenzialità per uno sviluppo organico e rispettoso dell’ambiente e delle
tradizioni. Il potenziamento dell’attività universitaria e formativa va, quindi,
visto come un’opportunità insieme culturale, sociale ed economica, meritevole
di investimenti sia pubblici che privati, nel rispetto del prioritario
principio della salvaguardia e valorizzazione della scuola pubblica.

IL
PIANO E L’AZIONE CONCRETA

La
ripresa degli investimenti pubblici e privati è legata a un rilancio della
politica industriale e regionale, a una strategia di crescita basata
sull’innovazione delle imprese e delle istituzioni e a un efficace “GOVERNANCE”
delle relazioni tra imprese, università, credito e amministrazioni pubbliche.

Parola d’ordine rigenerare le idee.

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