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Slow Food non si ferma: continua il lavoro di tutela della biodiversità, è la volta del fagiolo poverello bianco

Lo rende noto Alberto Carpino, Responsabile dei presìdi Slow Food per la Calabria

La Redazione

Mormanno (CS), giovedì 13 Agosto 2020.

In
questa strana estate in cui si alternano giornate di caldo torrido a
giornate uggiose quasi autunnali, l’attività di Slow Food non si ferma,
anzi sembra essere animata da nuovi impulsi. Un’attività tesa alla
tutela della biodiversitĂ  che coinvolge gli attivisti, a tutti i
livelli. Proprio in questi giorni gli esponenti di Slow Food Italia Francesco
Sottile Tecnico Agronomo della Fondazione Slow Food per la BiodiversitĂ 
Onlus,  Alberto Carpino, Tecnico Agronomo, responsabile dei Presidi
Slow Food per Slow Food Calabria, con il supporto del botanico Dott.
Giuseppe Caruso, responsabile della biodiversitĂ  della condotta Slow
Food di Catanzaro, hanno eseguito diversi sopralluoghi presso
piccoli  produttori agricoli di prodotti tradizionali a rischio di
erosione genetica.

La
tutela della biodiversità e delle piccole produzioni è uno degli
obiettivi che da sempre ha animato l’agire dell’associazione fondata da
Carlin Petrini.

Questa
volta Slow Food si è spostata in uno dei territori più affascinanti
della regione che sta vivendo una stagione esaltante per le iniziative
messe in campo. Grazie alle attivitĂ  di animazione territoriali della
dottoressa Teresa Maradei, in poco più di un anno è stata fondata la
comunitĂ  Slow Food del Fagiolo Poverello Bianco e costituita da poche
settimane la condotta Slow Food Valle del Mercure – Pollino. 

I
tecnici di Slow Food hanno incontrato i produttori e visitato gli
appezzamenti dove si sta coltivando il fagiolo poverello. Si tratta di
un legume ad altissimo contenuto proteico che si aggira intorno al 27%,
con caratteristiche organolettiche eccezionali, che sta incontrando il
favore del mercato occupando una nicchia dalla quale si approvvigionano
gli chef piĂą prestigiosi italiani ed esteri.

 Essendo
una specie rampicante la tecnica di coltivazione tradizionale prevede
che le piantine possano avvilupparsi su sostegni costituiti da pali di
legno o canne, la cosiddetta impalata. 

La
pianta ha modeste esigenze irrigue, infatti si giova di un paio di
interventi per ogni stagione irrigua. L’irrigazione che in alcuni casi
viene eseguita per scorrimento, oggi si fa grazie alle ali gocciolanti
per contenere i consumi della preziosa acqua di irrigazione.

Il
fagiolo, a maturazione, viene essiccato sulla pianta, quindi posto sui
“cannizzi” ed infine messi nei sacchi e battuti per rimuovere il
baccello secco e sgranati a mano.

Un
prodotto che fa parte della tradizione di questi luoghi, che si stava
perdendo e che oggi grazie alla passione di un manipolo di giovanni
“visionari”, è stato recuperato e sta mietendo successi strepitosi. Al
momento le superfici coltivate si aggirano complessivamente intorno a 6
ettari ma i risultati lasciano ben sperare e vi sono potenzialitĂ  per
poter ampliare la base produttiva.

Questo
lavoro di recupero del fagiolo poverello e di altri prodotti che
agricoli che costituiscono la straordinaria biodiversitĂ  vegetale
presenti sul Pollino, sia sul versante Calabrese che su quello Lucano,
al di là dei risultati economici quello che più interessa è che i
giovani possano avvicinarsi a questa interessante realtĂ  che si sta
sviluppando, limitando lo spopolamento di queste aree interne. 

Il
Prof. Sottile, chiacchierando con i produttori ha detto che la
BiodiversitĂ  si difende se la si consuma a tavola, una bellissima
metafora che sta a significare che la tutela della biodiversità non può
essere limitata a una enunciazione di principio ma ognuno deve fare la
sua parte ed in special modo i consumatori che con le loro scelte
possono orientare modelli di sostenibilitĂ , aiutare i produttori di
prossimitĂ  e le produzioni a rischio di scomparsa.

Intorno
alla comunità del fagiolo poverello bianco, si è catalizzata
l’attenzione degli amministratori Giovanni Cosenza, Consigliere delegato
per il Parco Nazionale del Pollino

Mariangelina
Russo sindaco di Laino Borgo, Gaetano Palermo sindaco di Laino Castello
e Paolo Pappaterra, vicesindaco del comune di Mormanno che incontrando
gli esponenti di Slow Food, hanno manifestato il pieno sostegno delle
rispettive amministrazioni alle iniziative che intorno al prezioso
legume si stanno costruendo. Il Fagiolo Poverello Bianco ha giĂ  la
De.Co., con dimensione sovra Comunale, che segna anche in questo caso un
modello di collaborazione amministrativa che non può che essere presa
come modello da replicare. 

Il Fagiolo poverello bianco è giĂ  stato attenzionato da Slow Food ed infatti fa parte dei circa 100 prodotti calabresi dell’Arca del gusto, straordinario catalogo di prodotti ritenuti a rischio estinzione. L’Arca del Gusto viaggia per il mondo e raccoglie i prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta. Un patrimonio straordinario di frutta, verdura, razze animali, formaggi, pani, dolci, salumi. L’Arca del Gusto segnala l’esistenza di questi prodotti, denuncia il rischio che possano scomparire, invita tuttia fare qualcosa per salvaguardarli: a volte serve comprarli e mangiarli, a volte serve raccontarli e sostenere i produttori; in alcuni casi – quando i prodotti sono specie selvatiche a grave rischio di estinzione – è meglio mangiarne meno o non mangiarli affatto, per tutelarli e favorirne la riproduzione.

Con
l’intervento di Slow Food e delle Amministrazioni interessate, a
sostegno dei produttori illuminati, si vuole dare nuova dignitĂ  ad un
prodotto con grandissime potenzialità che può travalicare i confini
regionali e può costituire un importante elemento di marketing
territoriale per lo sviluppo di quel territorio. 

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una Risposta a Slow Food non si ferma: continua il lavoro di tutela della biodiversità, è la volta del fagiolo poverello bianco

  1. FRANCESCO Rispondi

    13 Agosto 2020 at 10:40

    BELLISSIMA INIZIATIVA,DA VALORIZZARE ED ALLARGARE LA CONOSCENZA A TUTTI.
    BRAVI

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