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Giovanni Minoli a dirigere Calabria Film Commission e Muccino a realizzare un corto sulla Calabria

La nota di Nicola Iozzo,

La Redazione

Calabria, martedì 27 Ottobre 2020.

Giovanni Minoli, giornalista di indiscutibile esperienza, bravura e prestigio,  viene nominato alla guida di Calabria Film Commission  per promuovere le bellezze della Calabria  nel mondo del cinema e dell’audiovisivo internazionale e, sembrerebbe, e per realizzare  un centro di produzione cinematografico e televisivo nell’area industriale di Lamezia Terme. Il centro rappresenterebbe sicuramente un investimento innovativo , tecnologicamente avanzato, soprattutto se si pensa alle immense occasioni che le tecnologie digitali offrono.  Tuttavia, per evitare che diventi l’ennesima beffa a cui i calabresi sono ormai ,ahimè !, abituati , mi riferisco alle tante occasioni mancate, occorre   redigere un business plan  per comprendere se la domanda in tale settore sia tale da giustificare un ingente investimento di riconversione industriale dell’area lametina. E’ nota a tutti la crisi del cinema italiano e conseguentemente quella dei centri di produzione.  A conferma delle mie affermazioni, basti guardare i dati relativi ai centri più noti di produzione di Roma. La “De Paolis” , ora “ Studios”, è in amministrazione controllata e stenta a decollare pur avendo cambiato denominazione  ed essendo diretta da  un bravo manager. Gli studi della “ Titanus” sulla Tiburtina non producono più film ma  ospitano le produzioni televisive di Mediaset. Cinecittà , che  rappresenta la storia del Cinema Italiano, è in crisi, nonostante i diversi programmi di sviluppo compreso  la realizzazione di  un museo del Cinema in collaborazione con La Rai.

Nel contempo, dopo mesi di attesa, viene presentato a Roma il
corto dal titolo “ Calabria, terra mia”, il cui costo, da quanto è possibile
sapere,  di €1.800.000
è eccessivamente esagerato anche e soprattutto per la pessima qualità del
filmato da cui emerge la superficialità e l’ignoranza della storia della
Calabria e dei suoi luoghi e siti archeologici  
del regista  Muccino e dell’equipe
autorale .

 La sua uscita ha
suscitato tante polemiche e giudizi fortemente negativi sulla carta stampata e
sui mass media da moltissimi calabresi, da intellettuali e scrittori. Luoghi
comuni e stereotipati sulla Calabria e sui calabresi   rappresentati   come persone fuori dal mondo e dal progresso
come se  per loro il tempo   fosse  ancora quello descritto nel celebre libro di
Carlo Levi  “ Cristo si è fermato ad
Eboli”. Distese anonime di aranceti che potrebbero trovarsi in altri luoghi, così
come le spiagge ed il mare, usi e costumi desueti,  attimi fuggenti di ripresa su Tropea,
ammiccamenti e battute a sfondo sessuale , nessun richiamo alla storia ed ai
siti archeologici ( la Cattolica di Stilo ecc.) .

Se il corto si proponeva di fare audience tra i
calabresi  ci è riuscito suscitando però ira
ed indignazione,  ma dubito che possa
rappresentare al meglio quel che di bello e di meglio esiste in Calabria e soprattutto
che invogli folle oceaniche  di  turisti a visitarla . Il corto ha fatto flop
ed ha fatto emergere, se mai ce ne fosse bisogno,  ancora una volta le manchevolezze e le scelte
sbagliate ed incomprensibili di una classe politica provinciale, sempre uguale
a sé stessa , incapace di scelte coraggiose ed indipendenti. Non è una
contraddizione stridente  nominare
Muccino , un regista romano abbastanza 
noto per altri cortometraggi e film di successo,   e 
nominare quasi contestualmente Minoli a dirigere Calabria Film
Commission per perseguire gli stessi obiettivi: 
valorizzare  le bellezze della
Calabria e le sue risorse migliori ?. Non sarebbe stato meglio investire l’enorme
cifra per aprire centri di recitazione cinematografica   o
centri di scenografia per formare i nostri giovani? Ed ancora non sarebbe stato
meglio destinare risorse  al
potenziamento dei trasporti, alla viabilità , alle strutture ricettive ed ospedaliere?

I turisti, soprattutto i giovani , scelgono i luoghi di
villeggiatura non solo per le loro bellezze naturali, ma anche e soprattutto
per i servizi che offrono.  Sicuramente  non sono attratti dalle “coppole”  e dagli asini.

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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