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La Ginestra bianca (Retama retam Gussonei) in Italia rischia l’estinzione se non si prendono provvedimenti

La denuncia del botanico Giuseppe De Fine

LaRedazione

Cirò, martedì 06 Aprile 2021.
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Quando fiorisce, la ginestra bianca diventa una nuvola di delicati fiorellini bianchi, dove tutta l’aria circostante si impregna di un delicato profumo. Sole abbacinante e poca acqua non la spaventano: sembra quindi una delle piante perfette per un giardino del futuro, dove l’acqua si risparmia e le temperature possono raggiungere punte estreme. E invece no. La ginestra bianca in Italia ha vita difficilissima, tanto da rischiare l’estinzione. E’ la denuncia del botanico Giuseppe De Fine socio onorario della Società Botanica Italiana, collaboratore della rivista ‘Pro-Natura’ ed esperto di piante tossiche e aromatiche del Crotonese, che da anni ne monitora lo stato di salute , oltre all’università della Calabria, che ogni anno è presenti in zona per controllarla. La tutela dell’area in cui cresce questa rara ginestra è stata anche  oggetto in passato di un’interrogazione parlamentare da parte di Nicodemo Oliverio, capogruppo del PD, al Ministro dell’Ambiente e delle Politiche agricole alimentari e forestali, nel lontano 2012, ma da allora nulla è cambiato. “Questa pianta a serio rischio estinzione – dichiara Oliverio – attende una adeguata tutela da parte dello Stato, della Regione Calabria e della provincia di Crotone al fine di evitare che venga distrutto un esemplare unico di biodiversità in Italia. Di questa rara e preziosa pianta (Retama retam) in Italia se ne trovano alcuni esemplari in Sicilia ma cresce prevalentemente a Cirò, in provincia di Crotone, sulle dune in località Marinella”. “Nonostante questo territorio – prosegue Oliverio – costituisca un’Area Sic (siti di importanza comunitaria) ed è pertanto inserito nelle aree sottoposte a vincolo ai sensi del Decreto del Ministro dell’ambiente 3 aprile 2000, ancora oggi risulta completamente abbandonato e incustodita”. E sottolinea: “Quel che è peggio, è che alcune persone durante l’inverno,  non distinguendo una ginestra bianca da quella gialla, ne fanno legna da ardere, compiendo un grave danno all’ambiente e alla biodiversità, al resto poi ci pensano gli animali domestici, e gli incendi estivi. Nonostante tutto- riferisce il botanico De Fine che negli anni 80 l’ha riportata all’attenzione del territorio, oggi gode di buona salute, è ritornata a fiorire e vegetare, dopo che negli ultimi anni era stata devastata da vari incendi, ma il  fatto che ancora oggi rimane incustodita  diventa pericoloso per la sua integrità e sopravvivenza. Addirittura prosegue il botanico– alcuni esemplari di qualche anno, sono stati avvistati in aree nuove sia verso sud, in prossimità del fiume Santa Venere sempre in territorio di Cirò, e sia verso nord,   appena dopo la località 91 al limite tra Cirò e Crucoli. La pianta che cresce su queste dune :la Ginestra bianca (Retama retam), cresce  solo a Ciro’,  e anziché essere ogni anno distrutta dal fuoco, dovrebbe invece  essere considerata  patrimonio dell’Unesco, visto che è l’unica oasi presente in Italia, sopravvissuta per cinque milioni di anni, in  zona Marinella. La sua salvaguardia è stata più volte  segnalata agli enti preposti alla sua tutela, ma ad oggi appare abbandonata a se stessa. Due anni fa quando a  causa degli incendi solo poche piante non lambite dal fuoco, presentarono i loro caratteristici frutti, il resto per la maggior parte non erano   nemmeno fiorite interrompendo drasticamente  il loro ciclo naturale. L’habitat naturale, di questa pianta, dove tutt’ora cresce è la Tunisia, da dove provenne quando i continenti  erano uniti attraverso  una “lingua di Gesso” derivato dal prosciugamento del Mediterraneo, cioè quando lo stretto di Gibilterra si sollevò, facendolo prosciugare (periodo del Miocene-Messiniano 5 milioni di anni fa). Ed è  proprio da  questo habitat che si svilupparono oltre alle ginestre, anche il Lentisco e altre piante tipiche della macchia Mediterranea, oggi in pericolo visto che si sta distruggendo ciò che in natura è sopravvissuto per cinque milioni di anni. Si spera che in un futuro prossimo possa cambiare qualcosa  e vederla  protetta e conservata ai posteri.

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