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Roberto Vecchioni ospite al Liceo Borrelli di Santa Severina

Entra sorridente nella sala Roberto Vecchioni, tra gli applausi e l’entusiasmo dell’uditorio di studenti del Liceo Classico Diodato Borrelli di Santa Severina

La Redazione

Santa Severina, martedì 25 aprile 2017.

Roberto Vecchioni ospite al Liceo Borrelli di Santa SeverinaSi appoggia con disinvoltura alla base del palco dell’auditorium, prende il primo microfono che gli capita tra le mani e, dopo aver ascoltato l’introduzione della dirigente, comincia a raccontare una storia. Non si tratta della trama del libro. Roberto Vecchioni non sale sul palco, non si siede al tavolo preposto ai relatori: è sullo stesso piano degli studenti, che lo scrutano con simpatia e ammirazione. Comincia a raccontare una storia. La storia d’amore della sua vita: la passione travolgente per le lettere classiche, per la lingua e la letteratura greca, per quel mondo antico così eterno presente. Parla agli studenti di un Liceo Classico e trasmette il fascino di chi ha compreso il mondo solo attraverso la lente d’ingrandimento della cultura greca e latina. La riflessione del professore parte da un assunto fondamentale: chi si iscrive al classico deve essere cosciente, sì, di tutto il tempo che dovrĂ  passare sulle pagine sottili di vocabolari pesanti, ma soprattutto deve sapere che sarĂ  una scelta difficile. Bisogna essere coscienti del fatto che si avrĂ  una marcia in piĂą, ciò comporterĂ  che spesso si verrĂ  fraintesi e derisi. Se l’etimologia di una parola, però, sarĂ  in grado di raccontarci una storia, allora avremo vissuto la cultura del cuore e il cuore della cultura. Il professore parla agli studenti del mito del dio irrazionale, Dioniso, passa in modo scherzoso alle genealogie degli dei, razionali e al contempo viziosi ed imprevedibili. Parla del mito, di quanto sia ancora viva in noi l’ereditĂ  del mito, di quanto abbiamo ancora abbiamo bisogno dei miti per rendere le nostre azioni straordinarie. Si sofferma sulla figura di Aiace Telamonio, l’eroe deriso dell’inappartenenza, “il buscadero idealista” e sulla figura del “manager tecnicista”, Ulisse – per cui non nasconde di provare una leggera antipatia. Alla tragedia di Aiace si ispira per “Il mercante di luce”. Aiace: l’eroe fuori luogo e fuori tempo, dei disadattati che credono di poter cambiare il mondo con le proprie idee. In un mondo in cui tutti fanno ciò che serve e restano a loro volta asserviti, è vitale che esista ancora qualcuno che pensi a cosa invece ci giovi, che abbia mantenuto la natura irrazionale di Dioniso e ci tenga a preservare la fierezza dell’eccezione di Aiace. Il Liceo classico deve essere il baluardo della cultura del cuore, di chi non fa perchĂ© serve, piuttosto perchĂ© giova. Ascolta paziente i due brani del suo vasto repertorio musicale preparati dagli studenti e, in seguito alla declamazione dell’ode alla gelosia di Saffo, si commuove. Prende le parole, le smonta come i pezzi di un tavolino dell’Ikea, e finisce di raccontare una storia. Racconta di come i suoni siano propedeutici al significato delle parole e di come il linguaggio sia la prima chiave di interpretazione per comprendere un popolo. “Non ce l’hanno i giapponesi, nĂ© gli americani – dice – nĂ© il logos, nĂ© questa continua smania nel cercare un senso al tutto”. Il senso di tutto c’è, però. Sta nell’amare la vita. PerchĂ© “non importa quanto si vive, ma con quanta luce dentro.”
Benedetta Persico

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