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Serra San Bruno celebra il IX centenario della morte del Beato Lanuino

Una due giorni di studi per conoscere il primo priore della Certosa successore del fondatore san Bruno

Mimmo Stirparo

Serra San Bruno, venerdì 10 giugno 2016.

Beato LanuinoVenerato col titolo di Beato grazie ad un decreto del 4 febbraio 1893 di Papa Leone XIII, Lanuino è nato da nobilissimi genitori in Normandia nel sec. XI ed ancora giovane si stabilì a Roma. Dopo il completamento degli studi si recò a Roma e qui, nel 1089, conobbe il Patriarca Bruno di Colonia che in quel periodo si trovava nella Curia Romana chiamato dal discepolo, il Papa Urbano II per essere sostenuto nei complicati affari della Chiesa e fu accolto come figlio prediletto e prezioso collaboratore nel difficile momento che attraversava il Pontificato. In seguito il Patriarca Bruno accompagnò il Papa in Calabria dovendo stringere alleanza con i Normanni che nel frattempo avevano preso possesso di buona parte del sud ed avevano stabilito come sede capitale del loro regno Mileto. Essendo vacante la sede vescovile di Reggio, Urbano II la offri a san Bruno che rispettosamente la rifiutò avendo come preciso obiettivo della sua vita religiosa il silenzio, la solitudine, la contemplazione e la penitenza. Così chiese ed ottenne di rimanere tra le impervie montagne della Calabria a somiglianza del paesaggio di Grenoble dove in località Chartreuse aveva fondato la sua prima comunità eremitica e contemplativa che aveva preso il nome di Certosa. In terra calabra il Conte Ruggero donò a Bruno un’ampia area desertica tra Stilo e Squillace che molto piacque al Santo il quale si fermò e vi fondò l’eremo di S. Maria della Torre, oggi Santa Maria del Bosco primo nucleo della Certosa di Calabria. In questa non facile pia impresa Lanuino era al fianco del Maestro Bruno e quando questi morì, 6 ottobre 1101, è stato naturale che a succedergli nella guida della Certosa fosse proprio lui. Di questa successione, però, non tutta la comunità certosina era concorde. La maggior parte dei monaci era convinta che Lanuino non avesse bisogno di elezione perché era stato proprio il fondatore Bruno a designarlo Rettore e quindi era cosa automatica la successione, invece per una minoranza era necessario interpellare il Papa. Sta di fatto che il Pontefice Pasquale II inviò come suo delegato il vescovo Albanese a presiedere il Capitolo composto dai 32 monaci che costituivano, in quel tempo, la Certosa serrese e Lanuino fu eletto Maestro e nuovo Rettore, incarico che portò avanti con abnegazione, pietà ed osservanza delle regole lasciate dal Fondatore, insomma “genuino interprete ed erede più autorevole dello spirito certosino” come lo ritenne lo storico Francesco Russo. Sotto la sua guida, la Certosa di La Serra, come allora veniva chiamato il paese, cresce in vocazioni. Dal punto di vista economico, l’eremo serrese, detto allora anche di Santo Stefano, non s’ingrandì molto ed il patrimonio, costituito da donazioni di laici e soprattutto di Ruggero il Normanno, fu da Lanuino destinato alla coltura per un onesto sostentamento degli stessi monaci e per provvedere alla povertà tanto diffusa in quelle aspre terre.

Certosa Serra San BrunoNel contempo provvide ad edificare nel 1114 la grangia di San Giacomo di Montauro destinata all’accoglienza di quei monaci troppo anziani o infermi e non più in grado di sostenere la rigida regola monastica praticata nella certosa serrese per gran parte dell’anno sommersa dalla neve e dal gelo. E Lanuino non prodigò le sue forse solo per la sua comunità eremitica ma anche per la Chiesa secolare che lo ha visto protagonista competente nelle tante controversie durante i tanti incarichi, missioni ed interventi assegnatigli da Pasquale II tanto da meritarsi la partecipazione nei Concili svolti a Roma, Firenze e Benevento. Dai codici manoscritti del sec. XII si ricava che il nostro beato Lanuino finì il suo pellegrinaggio su questa terra l’11 aprile 1116. I suoi confratelli che ormai vedevano nel Beato il loro Patriarca San Bruno onorarono la sua morte riponendo le sue spoglie nella nuda terra del piccolo cimitero certosino vicino al corpo del Fondatore. Successivamente, sotto il Priorato di Lamberto, i due corpi furono esumati e riposti, con gran festa, in una urna e traslati nella chiesetta di Santa Maria del Bosco vicino all’altare maggiore e lì rimasti quasi dimenticati, a causa delle alterne vicende dell’Ordine certosino, fino agli inizi del XVI sec. Oggi sono custodite ed esposte alla venerazione nella chiesa conventuale della stessa Certosa serrese in unica urna che porta la dicitura “in morte quoque non sunt divisi”. Proprio con questo titolo, nei prossimi 17 e 18 giugno, presso il Museo della Certosa, la Comunità certosina, col patrocinio della Regione Calabria, ricorderà, con un convegno di studi, i 900 anni dalla morte di Lanuino. Studiosi, agiografi e ricercatori discuteranno attorno al tema “Da Bruno a Lanuino: l’esperienza monastica dell’eremo di S. Maria della Torre”. Il programma prevede interventi di: Rinaldo Comba dell’Università di Milano, Cecilia Falchini del Monastero di Bose, Tonino Ceravolo della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Giovanni Leoncini dell’Ateneo di Firenze, Ubaldo Cortoni del Monastero di Camaldoli, Pierfrancesco Stagi dell’ Università di Torino, il saggista Silvio Chiaberto e Giuseppe Gioia dell’Università di Palermo; ed ancora: l’archeologo Francesco A. Cuteri dell’Associazione Italiana di Studi Bizantini, Filippo Burgarella dell’Unical, Roberto Bisio dell’Abbazia di Novalesa e il saggista don Leonardo Calabretta.



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