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Crotone: Le mareggiate e l’indifferenza ingoiano la chiesetta di Capo Colonna

Il santuario rischia di sprofondare in mare e prima che sia troppo tardi urge intervenire. Il promontorio lacinio non merita l’abbandono

Mimmo Stirparo

Crotone, giovedì 18 ottobre 2018.

L’ondata di mal tempo di questi giorni che ha flagellato gran parte della Calabria non ha risparmiato il promontorio di Capo Colonna. Qui il rischio di collasso è proprio dietro l’angolo. Tutto sta andando a mare con la continua erosione costiera, non c’è giorno che non si stacchino pezzi di falesie. Ma il rischio maggiore e imminente riguarda la chiesetta del santuario della Madonna di Capo Colonna giacchè il limite del muro posteriore è appena poco più di due metri. Insomma la chiesetta a picco sul mare, manca poco che crolli come i tanti pezzi di “opus reticulatum”, i tanti reperti archeologici e il famoso “scoglio”. Certo gli eventi naturali e quelli meteorologici estremi sono le cause principali ma l’indifferenza dell’uomo fa la sua gran parte. Assieme alla chiesetta, importante simbolo di fede e tradizioni per il popolo crotonese, un imponente giacimento storico, archeologico, i resti del tempio, la superstite colonna dorica rischiano di scomparire fra le onde ioniche. È urgente intervenire, se qualcuno lo vuol capire!
La chiesetta – santuario, pur nella sua esiguità di dimensioni, custodisce un notevole patrimonio storico – artistico che non può e non vede essere abbandonato. Sulla parete di sinistra, appena all’ingresso, è esposta una croce molto singolare nella fattura, quasi asimmetrica a tavole sovrapposte che recano dipinta la Crocifissione. È un’opera portata a Crotone da Chiaravalle Centrale, secondo alcuni nel 1710 o nel 1701 stante l’iscrizione riportata ai piedi della stessa, da fra’ Antonio da Olivadi, il cappuccino detto “il piantatore di croci”, in uno dei suoi tantissimi viaggi di predicazione ed evangelizzazione. Negli anni ’90 del secolo scorso, il Rettore del santuario Mons. Bernardino Mongelluzzi fortemente volle e realizzò impegnativi lavori di restauro conservativo col rifacimento dell’intero intonaco con materiale deumidificante e cornicione, lungo tutta la sala liturgica, in pietra tufacea detta Carparo Leccese, pavimentazione a mosaico e intervento sull’icona della Vergine Bruna posta sopra l’altare maggiore. È, questa, una copia dell’Icona originale custodita nella Cattedrale, dipinta su tela nel 1912 da un tal De Falco con cornice di fine ottocento. Sulla parte destra è esposta una preziosa opera argentea che raffigura il trittico delle icone della Madonna nel tempo e donata dall’orafo crotonese Gerardo Sacco.
Sempre alle pareti, nel 1994 sono state esposte due grandi quadri realizzati da Gianfranco Barbera e che raffigurano l’incendio da parte dei Turchi e la liberazione della città dall’assedio degli stessi.
Successivamente, per la festa settennale del 2017, Mons. Mongelluzzi volle il portale bronzeo realizzato dallo scultore calabrese Mario Strati e che, nei suoi 3 metri di altezza per 1.60 di larghezza, racchiude i temi più cari e rappresentativi della tradizione e della fede attorno alla Madonna. E non solo.
Nel 1999 una scoperta sensazionale nel sito archeologico di Capo Cocolonna: dietro la chiesetta una piccola necropoli, non di origine greco – romana ma seicentesca legata alla gente che vi abitava al tempo, probabilmente custodi della chiesa o eremiti. Lo spazio che comprende le sepolture è per la verità di difficile accesso e comunque pericoloso perché posto a picco sul mare soggetto alle violente mareggiate e agli effetti del bradisismo. Si disse subito che lo scavo aveva riportato alla luce 35 sepolture, 25 delle quali attribuite al ‘600 e altre ottocentesche. Secondo gli esperti si tratta di sepolture ad inumazione singola e qualcuna multipla accompagnate da corredo funerario piuttosto semplice, Ed ancora. Sotto la chiesa “in asse con l’altare è stata scoperta una camera ipogeica ( 2m x 1.60 di profondità) in cui sono deposti quattro scheletri”. Inoltre, scoperto un labirinto di muri appartenuti alla domus romana presente nell’area. Orbene, anche questa scoperta abbandonata al suo destino?
Insomma, non possiamo lasciare alla mercè del mare un luogo di copiosa storia magno greca e romana, ma soprattutto un luogo di secolare fede e devozione all’antica Mamma Bruna, “ nigra sed formosa”, la Madre del popolo crotonese e non solo, “grembo che accoglie, faro che illumina, colonna che sostiene, Madre vigile e tenera che guarda e protegge” per dirla con le parole dell’amato arcivescovo Giuseppe Agostino. Il promontorio di Capo Colonna non merita abbandono.

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2 Responses to Crotone: Le mareggiate e l’indifferenza ingoiano la chiesetta di Capo Colonna

  1. Francesca Pugliese Rispondi

    19 ottobre 2018 at 17:59

    Per me che sono una crotonese di origine ma che ormai vivo lontano da tantissimi anni è un grande dolore leggere queste cose. Io amo quel posto… Ci sono tanti ricordi di me bambina e ogni volta che torno faccio sempre un giro a Capo Colonna. I miei figli che sono toscani di nascita lo adorano. L’ho anche votato come luogo del cuore per il FAI. Sinceramente non capisco come possa esserci tanta indifferenza!

  2. Flavio Francesco Falvo Rispondi

    18 ottobre 2018 at 13:01

    Bene ha fatto Mimmo Stirparo a lanciare l’allarme e a richiamare, ancora una volta, l’attenzione su un luogo-simbolo della cristianità della città di Crotone e di tutto il comprensorio. Da anni ormai si parla e si scrive del pericolo che incombe sul Santuario. E’ sempre più evidente che “chi di dovere” non si sente “in dovere” di intervenire a salvaguardia dell’importante edificio religioso, del sito archeologico e dell’intera area ricchissima di storia e cultura. Se tutti questi tesori fossero in un altro posto? Ai posteri…cordiali saluti

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